1. Magistrati
Gli uomini di legge usano esprimersi, in ambito professionale, in un linguaggio prevalentemente tecnico, spesso ostico ai più, fatto di parole e formule del pensiero forense e della dottrina giuridica, quindi oggettivamente lontano dal cosiddetto “bello scrivere”: eppure in Italia non sono pochi coloro che coltivano la passione per la scrittura e che hanno avuto successo con i loro libri.
Tra i più noti c’è Gianrico Carofiglio (Bari, 1961). Figlio di madre scrittrice, dopo gli studi classici e di giurisprudenza, diviene magistrato e dal 2008 al 2013 è anche senatore della Repubblica, eletto nelle liste del Partito Democratico. Proprio nel 2013 lascia sia la magistratura che il senato e si dedica interamente alla scrittura, con cui ha esordito nel 2002. Ha all’attivo, secondo il suo fortunato editore, sei milioni di copie vendute e traduzioni in ben 28 lingue. Carofiglio non è solo un abile romanziere che ha vinto molti premi prestigiosi (Bancarella, Piero Chiara, Grinzane Piemonte…), è anche saggista, sceneggiatore per la tv e il cinema, nonché cintura nera sesto dan di karate.
Chi invece non ha lasciato la magistratura – è giudice di corte d’assise a Roma – è un altro pugliese, Giancarlo De Cataldo (Taranto, 1956), anch’egli scrittore prolifico e amato, molto attivo come sceneggiatore. Si trasferì a Roma per frequentare l’università nel 1974 e non se n’è più andato. Il suo Romanzo criminale (Einaudi, 2002) è diventato nel 2005 un film per la regia di Michele Placido e nel 2008-2010 una serie tv in 22 puntate diretta da Stefano Sollima. Se riesce a conciliare in modo così brillante responsabilità e impegni tanto diversi quanto onerosi, c’è da supporre che la permanenza in servizio sia per lui uno stimolo a creare sempre nuove storie, ispirate alla realtà con cui viene a contatto attraverso le inchieste.
Ex magistrato per sopraggiunti limiti di età è Gianni Simoni (Brescia, 1938), che come giudice istruttore ha – tra l’altro – sostenuto la pubblica accusa nell’appello per l’omicidio di Giorgio Ambrosoli, partecipato alle indagini per la strage di Piazza della Loggia e condotto l’inchiesta per la morte in carcere di Michele Sindona. A quest’ultimo ha dedicato un saggio – Il caffè di Sindona (2009) – ma la sua notorietà come scrittore è dovuta a due fortunati personaggi di sua invenzione: il giudice Petri, protagonista di ben dodici romanzi, e il commissario Andrea Lucchesi, che appare nei suoi sette romanzi più recenti.
Dalla narrativa alla poesia: il giurista Corrado Calabrò (Reggio Calabria, 1935) ha esordito nel lontano 1960 con la sua prima raccolta di versi e da allora ne ha pubblicate ben venti, con piccoli e grandi editori, collezionando un’ottantina di premi. Magistrato della Corte dei Conti e del Consiglio di Stato, specializzato in diritto del lavoro e diritto amministrativo, dal 1963 al 1968 ha guidato la segreteria tecnico-giuridica di Palazzo Chigi con Aldo Moro presidente del Consiglio. è stato anche capo di gabinetto di ben dieci ministeri, nonché consigliere giuridico del ministro degli esteri e capo dell’ufficio legislativo dei ministeri del bilancio e del tesoro. Dal 2005 al 2012 è stato presidente dell’Autorità Garante per le Comunicazioni.
Altro magistrato autore di numerosi libri di successo è il napoletano Raffaele Cantone (1963), che – tra l’altro – ha guidato in anni recenti l’Autorità nazionale anticorruzione. Dal 1999 al 2007 nella Direzione Distrettuale Antimafia della procura di Napoli, ha condotto le indagini sul famigerato “clan dei Casalesi”, concluse con la condanna all’ergastolo per i boss Francesco Schiavone (“Sandokan”), Francesco Bidognetti (“Cicciotto ’e Mezzanotte”), Walter Schiavone (“Walterino”) e altri. I suoi libri sono per lo più inchieste sui più scottanti filoni di indagine che ha seguito e importanti saggi giurisprudenziali. Per il suo impegno come scrittore ha ottenuto numerosi riconoscimenti, come il Premio Enzo Biagi nel 2008.




