Ne parliamo con l’on. Cecilia D’Elia (Pd)
Dopo il rigetto del 15 febbraio 2022 da parte della Corte Costituzionale del quesito referendario sull’eutanasia proposto dall’Associazione Luca Coscioni e altri soggetti, il 10 marzo la Camera dei Deputati ha approvato – con 253 voti a favore, 117 contrari e un astenuto – il disegno di legge sul suicidio assistito, che ora passa all’esame del Senato. Soddisfazione è stata espressa dai due relatori del ddl – Nicola Provenza (M5s) e Alfredo Bazoli (Pd) – non senza timore circa gli esiti del voto al Senato, dove la maggioranza ha un margine inferiore rispetto alla Camera. L’iter parlamentare – iniziato il 13 dicembre 2021 – è stato difficile e denso di ostacoli sollevati dall’opposizione di centro-destra (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia), che ha presentato decine di emendamenti, tutti respinti.
Il testo approvato prevede che il suicidio assistito non sia punibile se praticato autonomamente dal paziente (contrariamente all’eutanasia – o “omicidio del consenziente” – che richiede invece l’intervento dei medici): il richiedente deve essere maggiorenne, in grado di intendere e volere, coinvolto in un percorso di cure palliative rifiutate, affetto da patologia irreversibile con prognosi infausta che cagioni sofferenze fisiche e psicologiche intollerabili. Un “comitato di valutazione clinica” esaminerà la conformità della richiesta ed esprimerà il suo assenso o diniego. Il testo prevede inoltre l’obiezione di coscienza per medici e personale sanitario, ma impone alle strutture pubbliche, sotto il controllo delle Regioni, di soddisfare le richieste dei pazienti.
Rivolgiamo alcune domande in proposito all’On. Cecilia D’Elia (Pd).
On. D’Elia, quali sono le differenze tra il suicidio assistito, così come configurato dal testo approvato, e l’eutanasia?
Il suicidio assistito, come lei stessa ricordava, è praticato in modo autonomo dal paziente. Il ruolo del personale sanitario è di aiuto e sostegno. Nel caso dell’eutanasia invece la somministrazione diretta del farmaco letale può essere fatta dal medico, o altre figure, al paziente che ne fa richiesta.
Qual è il suo giudizio sul testo approvato alla Camera?
Il legislatore ha scelto di muoversi nell’ambito del perimetro delineato dalla sentenza n. 242 del 2019. Credo che con questa legge si sia fatto un passo avanti verso la presa in carico delle richieste di aiuto di tante persone che soffrono e vogliono mettere fine alla propria sofferenza. Apre un varco alla loro libera e responsabile scelta, avvicinando così le norme all’esperienza dolorosa di tante persone malate e dei loro familiari. è purtroppo un’esperienza molto comune, per certi versi frutto anche del nostro progresso, dell’ampliamento della possibilità di tenere in vita una persona.
Quali sono, a suo parere, i punti di forza e i punti di debolezza del testo approvato?
I punti di forza sono quelli appena esposti, credo che questa legge sia davvero un primo passo importante. I punti di debolezza a mio parere sono le tante condizioni poste per poter accedere al suicidio assistito, soprattutto il fatto che debbano essere concomitanti. Non parlo chiaramente del fatto che la persona che chiede di essere sostenuta debba essere maggiorenne, in grado di intendere e volere e adeguatamente informata. Mi riferisco al fatto che debba essere stata previamente coinvolta in un percorso di cura palliative, essere affetta da una patologia irreversibile e a prognosi infausta o essere portatrice di una condizione clinica irreversibile, ed essere tenuta in vita da trattamenti sanitari di sostegno vitale. Non mi sfugge però che ogni legge è frutto di una discussione e di una capacità di mediazione tra posizioni diverse e questo è stato il punto più avanzato di mediazione raggiunto. Una mediazione non facile in un’Aula in cui fino alla fine la destra ha cercato di boicottare questo testo.
Ritiene sia possibile l’approvazione da parte del Senato, o questo provvedimento rischia – come il ddl Zan sull’omofobia – di essere affossato?
Il rischio quando si alzano barriere ideologiche c’è sempre, ma mi auguro che il Senato porti velocemente a compimento l’iter di questa legge.




